Per il mal di pancia le cause possono essere infezioni virali, batteriche o da parassiti; ma quando il mal di pancia è
accompagnato da scariche diarroiche e dolori, le cause possono essere stress, disturbi d’ansia (attacchi di panico) e
spaventi.
“Eliminare parti inaccettabili di noi”: L’intestino con la colite esprime tutto ciò che il cervello e la psiche non riescono a
contenere ed eliminare. Questo accade perché la mente, attraverso l’intestino, prova ad “eliminare” le parti per noi
inaccettabili: fantasie sessuali, intenti aggressivi, bassi istinti, tutto ciò che non deve essere visto all’esterno, poiché
intollerabili anche per noi. Espellerli, attraverso le feci, significa non vederli e renderli nel reale ciò che già significano
nel nostro inconscio: qualcosa di sporco di cui vergognarsi. Un vero e proprio rito di purificazione.
Secondo la psicoterapia di stampo psicoanalitico breve, attraverso le scariche diarroiche si mettono in scena quelle
parti che la persona è costretta a negare; all’aumentare delle resistenze aumentano le scariche. Ciò riesce a far
mantenere un precario equilibrio psicofisico: in poche parole, ci si illude di stare meglio.
Una delle emozioni principali sottostante a questo sintomo e che emerge a livello cosciente è la paura, la stessa
presente anche negli attacchi di panico. La scarica è la riattivazione in modo arcaico di sottrarsi a una situazione
vissuta come pericolo. Alle sue spalle c’è la fuga.
A volte viene da chiedermi: “Quante resistenze hanno questi pazienti?”. Tantissime!
Le persone che più ne possono soffrire sono quelle che hanno grande controllo, scarsa capacità di autonomia e che
hanno bisogno e richiedono affetto e dipendenza. Allo stesso tempo ci si spaventa della “dipendenza” dal proprio
terapeuta.
Durante un percorso terapeutico bisogna tenere presente sempre il lato distruttivo, di noi, che va progressivamente
incontrato ed accettato. È fondamentale prendere coscienza delle proprie emozioni negate e delle parti che non si
accettano di sé, riuscendo piano piano a esprimerle in forme più adulte e sane.

 

Bibliografia:
– Stefania Turillazzi Manfredi. “Alcune considerazioni sul trattamento psicoanalitico dei pazienti psicosomatici”.

Rivista di Psicoanalisi, 16
– Stefano Canali. La debolezza psicosomatica, Sapere 2003, 69, 4, pp. 35-41