Le donne e il dolore

Mi sono sempre chiesta, come psicologa e come donna, perché spesso non vengono messi in relazione il dolore fisico e il “dolore” psicologico, come questo mancato passaggio possa essere affrontato dal mondo femminile: un caso lampante, sottolineato in più casi dalla psicologia, è proprio quello della Fibromialgia, disturbo ancora oggi studiato e un po’ misterioso.

Come psicologi e psicoterapeuti, ci occupiamo degli aspetti emozionali e psicologici del dolore, dei vissuti, delle cause e delle motivazioni inconsce. Con questo, lo psicologo non si sostituisce alla figura del medico inviante, ma collabora fattivamente alla diagnostica e alla risoluzione del problema.

In questo caso il ruolo dello psicoterapeuta è quello di occuparsi del dolore, del blocco del corpo, della somatizzazione dei vissuti e dei sogni che ne derivano.

Per questo, come già ho scritto, diviene utile affrontare il disturbo della Fibromialgia, una patologia reumatica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso, affaticamento, disturbi del sonno e rigidità muscolare. Le donne, verso il 40, possono essere più colpite da questa malattia; ma cosa può accadere psicologicamente ad una donna con questo problema?

Si è notato che spesso in concomitanza si possono presentare anche disturbi psichiatrici quali depressione, ansia, disturbo ossessivo- compulsivo e disturbo da stress-postraumatico.

Come si relazionano, quindi, la medicina e la psicologia in un caso del genere?

Diverse ricerche in ambito psicologico hanno indagato la relazione tra dolore ed emozioni, dimostrando quanto il dolore sia influenzato non solo dal distress emotivo, ma anche dalla limitata capacità di riconoscere, esprimere ed elaborare correttamente le emozioni.

A tal proposito, l’alessitimia è il costrutto più studiato per descrivere le difficoltà nell’elaborazione e nella regolazione delle emozioni, il cosiddetto analfabetismo emotivo.

Si potrebbe, dunque, dire che la fibromialgia sia una “depressione muscolare”: una ragnatela, sfumata e mutevole, che ingabbia la donna in un “reticolo” fitto e controverso che cala sui muscoli, rendendone l’azione faticosa e dolorosa.

Il “reticolo” è composto da senso di colpa vecchi e nuovi, indecisione, logorrea e ideorrea, ossia sarebbe la produzione continua di pensieri; carico irrisolto di nostalgie, rimpianti, rimorsi per qualcosa che c’è stato o non stato, o per le età perdute dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nelle donne, quindi, potrebbe sviluppare ancor di più un atteggiamento altruistico carico di sentimentalismo, o dell’idea di non riuscire mai abbastanza, dipendente dall’ansia anticipatoria che ci porta a preoccuparci di ciò che potrebbe accadere alle persone care.

Ci si trova quindi davanti ad un atteggiamento sacrificale, ci si immola per gli altri, senza chiedere nulla in cambio. Molte volte questi atteggiamenti vengono ignorati dalle donne.

Durante un percorso di psicoterapia psicoanalisi breve, il trattamento terapeutico dovrebbe prendere in considerazione la persona nella sua interezza, considerando la manifestazione evidente del disturbo come un sintomo, che non può essere risolto senza lavorare sulla causa che lo ha reso manifesto; inoltre, bisogna imparare a focalizzarci sul cercare un contatto diverso con sé stesse ed il proprio corpo.

Ma perché proprio la psicologia breve potrebbe dare un valido aiuto in questo senso?

Il dolore sfianca sia fisicamente, che mentalmente. Trovare un giusto rimedio, attraverso la terapia psicologica, in modo efficace e veloce, può riuscire a ridare la carica per affrontare quello che è un
disturbo anche fisico: in questo modo, si potrebbe dire, che si mira anche a fare un discorso “economico” sulla propria concentrazione.

Immaginiamo la malattia fisica e lo stress psicologico come due macigni sulle spalle di una persona: chiunque proverebbe a liberarsi da questi due pesi il prima possibile.

Bene, in questo caso, attraverso un intervento psicoterapeutico, si prova a sollevare dalle spalle del paziente uno di questi due massi.
Ma farlo il prima possibile serve a dare al paziente la giusta carica e forza per portare avanti il peso della malattia fisica e concentrarsi verso la guarigione o la convivenza con essa.

 


Bibliografia:
F. Agresta, Il linguaggio del corpo in psicoterapia. Glossario di psicosomatica, Alpes Italia, 2010.
R. Morelli, Istituto Riza di Medicina Psicosomatica, < https://istituto.riza.it/